La selva del convento francescano

La selva che ingentilisce l’ex convento francescano venne posta a dimora prima dell’incendio della chiesa del 1560.

Vennero piantati alberi diversi, soprattutto querce e allori e molteplici cespugli di profumata vegetazione che rendevano salubre il clima intorno e l’intera vallata verso il Chienti.
Nel periodo dell’ultimo conflitto bellico è stata motivo di frescura e di ristoro per le truppe alleate dimoranti nelle stanze del convento.

Sul pianoro intorno alla sacra struttura si aprivano due peschiere con abbondanza di acqua e di pesci e ranocchi. Una, circolare, era sul davanti, collimante con via Marconi. L’altra si trovava nello spazio pianeggiante esposto verso la vallata. Aveva forma allungata con le estremità ad angolo a sesto tondo. Era di poca profondità e aveva acqua di vena. Ospitava pesci e ranocchi e ninfee galleggianti di diverso colore e profumate.

Intorno nello spazio terroso fiori di campo si mostravano insieme a cespugli di rosmarino e di essenze profumate necessarie alla cucina dei frati.
Di questa selva si racconta nei “Fioretti Francescani”, al capitolo 42esimo tratteggiando la figura del Beato Masseo Lazzarini che, fattosi frate minore, vide volare tra gli alberi della selva fra’ Bentivoglio preso nel vortice di una estasi contemplativa.
A delimitare i confini della selva i frati realizzarono un muro mattonato con spazi ad arco, strombati, a bocca di lupo. Il muro di cinta ha resistito all’usura del tempo fino ai giorni nostri.

 

 

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